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Itinerario Pastorale 2018 - Diocesi di Como
Chiesa di S.Maria Assunta (sec. XVI) LE NOSTRE CHIESE
La sua costruzione La chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta in Berbenno di Valtellina sorge su uno sperone di roccia, che si trova fra la "Rocca di S. Michele" e il "Dosso del Sassòlt", a 370 m. di quota a circa un Km. dal crocevia di S. Pietro. La chiesa parrocchiale, costruita un po' fuori dall'abitato di Berbenno centro, con la canonica, il campanile, l'oratorio dei Confratelli e il cortile occidentale (un tempo sede del cimitero) e il viale alberato d'accesso, costituisce un complesso imponente, che appaga l'occhio, oltre che per la sua grandiosità, anche per l'armonia e le proporzioni delle varie parti. La chiesa è una costruzione a croce latina. L'unica navata è lunga m. 42,20, larga m. 7,65; il braccio trasversale è lungo m. 23,10 e largo m. 7,80. Il vano dove si trova l'altare maggiore è largo m. 6 e profondo m. 13,10. Al centro dell'edificio proprio all'incrocio dei due bracci della croce si eleva la cupola, alta m. 24, ricca di finestre ovali attraverso le quali entra la luce. L interno della chiesa ha il soffitto a volta. A circa 10 m. dal pavimento, come linea di separazione delle lesene, i capitelli, le decorazioni delle fiancate e l'ampia volta, corre un cornicione sporgente di circa 60 cm. L'accesso principale alla chiesa è situato verso  il centro del paese, un porticato secentesco fa da pronao all'ingresso maggiore della chiesa, costituita da un ampio portale di marmo, munito da una porta in noce riccamente scolpita. Sopra il portale un affresco probabilmente del Canclini raffigura la  vergine Assunta, a cui  la chiesa è dedicata.  Due ingressi  secondari si trovano lungo le fiancate laterali dell'edificio, una a occidente è detta di Regoledo, perché un tempo gli abitanti di quella frazione entravano in chiesa per di là, I'altro ingresso laterale si trova dalla parte della canonica ed è in corrispondenza  con l'accesso della grande sacrestia e il campanile. Il suo interno L'interno della chiesa presenta decorazioni e dipinti di buona fattura. Le decorazioni, realizzate in gesso, molto sobrie, la fattura e tinteggiatura dell'edificio, basata sul beige, conferiscono luminosità e senso di raccoglimento. Le pitture che attualmente ornano la tazza absidale e la piccola cupola del presbitero risalgono al 1944 e sono opera del pittore Carlo Maria Mauri. Queste pitture, che sono state eseguite con la tecnica dell'encausto, hanno sostituito quelle settecentesche del bormiese Canclini, sicuramente di maggior pregio, deteriorate però per infiltrazioni d'acqua piovana. Esiste una fotografia che offre un'idea delle pitture purtroppo scomparse. Notevoli sono le figure dei quattro Evangelisti, che si trovano sui peducci della grande cupola, del pittore luganese Giovan Battista Colombo. Sono state eseguite nel 1791 e non sono state molto ben restaurate parecchi anni fa. Sopra i due ingressi laterali si affacciano sull'interno della chiesa due pulpiti in muratura: sono a forma leggermente bombata, ben ornati con lavori in gesso. Vi sono, oltre l'altare maggiore, sei altari laterali: di questi i due che corrispondono alle parti finali del blocco trasversale sono notevoli per dimensione e per fattura. Sono dedicati, quello a sinistra, alla S.S. Trinità (sulla pala vi è una pregevole tela che raffigura il mistero), quello a destra alla vergine Assunta  (una  bella  statua  lignea  del  '700 è nella nicchia che sovrasta l'altare). Due altari minori, situati lungo la fiancata sinistra de! tempio, sono dedicati al Sacro cuore e a S. Francesco di Paola, in quest'ultima fu sistemato di recente il Fonte Battesimale, lungo la fiancata di destra altri due altari  sono dedicati a S. Giuseppe e a S. Antonio di Padova. In fondo alla chiesa sopra l'ingresso è sistemato l'organo con l'annessa ampia cantoria; la parte in legno è opera cinquecentesca di un artigiano valtellinese. L'organo è tuttora lo strumento fatto restaurare a Bergamo nel 1782 e rimesso in funzione dopo il rifacimento di tutta la chiesa, portata a termine circa  un decennio prima.  Nella  chiesa si trovano alcune pregevoli opere di pittura e di scultura, purtroppo vicende varie hanno disperso lungo secoli oggetti preziosi. Il coro Opera di grande valore e pregevole fattura è il coro datato e firmato.  Infatti su due cartigli posti  sulle  lesene terminali,  si legge a sinistra: "JOHAN (n) ES - SCHMIT - VON - LEIPZIG - FECIT"; a destra: "F.P.A.B. - Anno 1648". Il coro è quindi opera di Giovanni Schmit di Lipsia, intagliatore, che aveva sposato Anna Maria, figlia di Gian Giacomo Tuffini di Sondrio, residente a Postalesio. Si tratta di dodici stalli disposti a semicerchio, secondo la curva dell'abside attorno alla cattedra arcipretale, con uno sviluppo perimetrale complessivo di m. 10,50 circa e l'altezza di m. 2,80. Sono distinti fra loro da robusti braccioli finemente lavorati; i dossali, disegnati a forma di tabernacoletti, sono sostenuti da cariatidi. Sono molto belli anche i pannelli che fanno da schienali  (di cm. 64 x 13)  con motivi  decorativi, a  intarsio di  paesaggi, fiorami, sirene e figure maschili con corpi di pesce, affacciate. Particolarmente fastosa è la cattedra arcipretale: nella nicchia del tabernacoletto, che fa da dossale, campeggia intarsiato il caratteristico stemma dei Parravicini, il cigno bianco e attorno ad essa corre l'iscrizione: FRANC (iscu) S - PARACI (cinu) S DE ARDENO ARCH (i) P (res) B (yte) R - PLEBIS - BERBENI ET - VIC (arius) S FORANEUS. Era quindi arciprete della pieve di Berbenno Francesco Parravicini di Ardenno, quando lo Schmit eseguì il coro. Antichi documenti Nel luogo dove attualmente sorge la chiesa di S. Maria Assunta esisteva già intorno al 1100 una chiesa dedicata a S. Maria. In un documento del 1272 se ne fa menzione e la si dice "dotata di  fondi  propri".  Monsignor  Feliciano  Ninguarda  dice  che  la chiesa di S. Maria era stata costruita per maggior comodità degli abitanti di Berbenno, pur continuando ad essere sede del titolo di plebana e di matrice la chiesa di S. Pietro e accanto ad essa era stato edificato un ampio caseggiato, nel quale avevano trasferito la loro residenza l'arciprete e i canonici. Non esistono documenti che permettano di stabilire l'epoca esatta in cui fu costruita la chiesa di S. Maria. Andando per ipotesi sembra di poter dire che essa sorse fra il 1120 e il 1130. Circostanze varie e soprattutto l'esigenza di maggior sicurezza debbono aver suggerito l'idea di edificare una chiesa in un posto sufficientemente protetto dal castello di Roccascissa al riparo da possibili scorrerie di briganti e al tempo stesso un luogo da cui si potesse tener d'occhio la chiesa di S. Pietro nel fondovalle. Il radicale restauro La chiesa di S. Maria era in stile romanico, aveva vicino un campanile di piccole dimensioni che sarebbe stato demolito all'inizio del 700; a fianco della chiesa c'era un porticato che serviva per riunire la popolazione. Nella chiesa di S. Maria, fino agli inizi del XIV secolo si svolgevano regolarmente funzioni religiose, si celebravano con solennità le ricorrenze religiose specialmente le feste dell'Assunzione di Maria Vergine e dell'Annunciazione. Alla fine del 1500 Monsignor Ninguarda, venuto in visita pastorale trovò la chiesa di S. Maria in condizioni  disastrose.  Poco dopo essa fu restaurata radicalmente, subendo una trasformazione  profonda  nella  sua  stessa  struttura  architettonica.  La chiesa che uscì da questi lavori non aveva praticamente più nulla dell'edificio precedente. Fu modificato il suo stesso orientamento, non più con l'abside rivolta a Est, ma orientata verso il fondovalle. L'interno della nuova chiesa di S. Maria si presentava con una unica navata rettangolare, e con due file di cappelle laterali poco profonde e il soffitto a cassettone. La chiesa rimase così per oltre centocinquant'anni. Il titolo di chiesa plebana Nel 1766 avvenne il trasferimento del titolo di Chiesa plebana dalla chiesa di S. Pietro a quella di S. Maria. Questo fatto offrì al clero e alla popolazione la spinta per procedere a un ulteriore e definitivo rifacimento delia chiesa, ciò avvenne  fra il 1780 e il 1790. Si assunse la responsabilità tecnica dei lavori il capomastro Girolamo Galetti. Dai lavori compiuti in quell'epoca uscì la chiesa che ancora oggi ammiriamo. Solo poche modifiche essa subì nel corso degli ultimi duecento anni, e tali comunque da non alterare il mirabile complesso pensato dal Galetti. Il campanile che sorge accanto alla chiesa parrocchiale fu costruito fra il 1722 e il 1790 durante diverse campagne. Prese il posto di quello precedente, assai piccolo e sproporzionato alla grandiosità dell'edificio. Sorse poco lontano dalla base sulla quale poggiava la torre campanaria di stile romanico. La casa arcipretale (sec. XVIII) In  Età  Romana  Berbenno fu  con  molta  probabilità  un  villaggio fortificato (castrum). Si suppone infatti che il castello di Roccascissa  risalga  alla dominazione romana, quando furono costruiti, in posizione strategica, dei castelli per difendere i confini dell'impero dall'invasione dei Barbari. Durante il Medioevo Berbenno rimase borgo castellano, con torri-dimore e torri-fortezze (Castello di Roccasceissa, Castello di Mongiardino, Torre dei Capitani, Torre La Guardia, Torre detta "Castellaccio"). Terminate le guerre tra Guelfi e Ghibellini, ci fu un periodo di relativa tranquillità, perciò Berbenno si trasformò in borgo agricolo. Mentre nei villaggi vicini risiedevano i contadini che lavoravano la  campagna in qualità quasi sempre di  mezzadri, a Berbenno abitavano i "cives" cioè i cittadini (nobiltà, clero e artigiani). Soprattutto la nobiltà e il clero costruirono delle dimore civili al centro del paese e nelle località Crotti e Palasio. L'arciprete di Berbenno, in qualità di maggiore autorità religiosa della pieve, possedeva due dimore: la canonica, vicino alla chiesa arcipretale di S. Maria dove risiedeva d'inverno, e una seconda dimora estiva in località Crotti. La canonica L'edificio, che fonde armonicamente con la costruzione della grande chiesa parrocchiale, è collegato da un piccolo tratto di porticato già esistente nel 1500, alla chiesa, nel quale la popolazione si riuniva per discutere i problemi della comunità. La Canonica, che ha l'ingresso a Nord, lungo il viale alberato che porta alla chiesa, si affaccia sul fondovalle nel suo lato Sud. L'accesso è segnato da un portale in granito della prima metà del 1700. Sopra il portale in granito c'è un affresco, probabilmente di Francesco Piatti di Teglio, raffigurante la Sacra Famiglia. L'accesso conserva le caratteristiche tipiche degli ingressi delle antiche dimore gentilizie: vi è traccia dell'ingresso carraio, che portava ai vani adibiti a scuderia e sistemati a pianterreno. I  locali  di  abitazione sono sistemati  su  due piani.  Vari  rifacimenti avvenuti in epoche diverse hanno modificato la struttura originaria interna della casa. Da elementi emersi nel corso dei lavori di riattamento, pare di poter dire che in origine i locali di abitazione erano molto vasti e alti, tali  da poter ospitare  i  diversi  sacerdoti  che costituivano il presbiterio della pieve   di Berbenno e che si trasferivano la Domenica nei villaggi vicini per il servizio religioso. Dall'ampia terrazza, che si trova nella parte verso Valle, si ammira l'ampio panorama delle Orobie e della Valle dell'Adda nella sua parte centrale. Notevole è l'atrio, per il quale si accede al piano di abitazione del Parroco: lungo le pareti sono dipinti gli stemmi delle famiglie nobili  ("blasoni"), dalle quali per molti secoli provennero gli arcipreti di Berbenno. Questi stemmi gentilizi furono fatti eseguire, come testimonia un'iscrizione, dall'arciprete Piazzi di Ponte. Il primo degli stessi stemmi è quello della famiglia Castiglioni, a cui apparteneva l'arciprete Guidotto Castiglioni, che assunse la guida della pieve di Berbenno nel 1452.  Un'iscrizione in elegante lingua latina afferma che, pur non sussistendo tracce documentate, molti arcipreti si sono succeduti prima di quella data. Sempre nell'atrio di accesso, appare, parzialmente emerso da sotto un grosso strato d'intonaco, un affresco, che probabilmente è fra i più antichi della Valtellina:  riproduce il  leone rampante, che figura nello stemma della famiglia Castiglioni. Va tenuto presente che nei secoli anteriori al 1000 l'unica chiesa nella quale confluivano gli abitanti dei villaggi, sia della sponda destra che della sinistra dell'Adda, era quella di San Pietro,  chiamata  di  S.  Pietro  in  via.  Sorgeva nel fondovalle, dove si trova tuttora, all'incrocio delle strade che conducevano ai vari  paesi. Presso questa chiesa c'era la dimora dei sacerdoti incaricati del servizio religioso. Verso il 1000-1100 fu costruita là, dove ora sorge la chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta, una chiesa intitolata a S. Maria. Negli atti della visita pastorale di Feliciano Ninguarda, si dice che la chiesa di S. Maria era stata costruita dagli abitanti di Berbenno per maggior comodità, e che vi era stata subito trasferita  anche  la  residenza  dell'arciprete e  dei  canonici,  per  i quali si costruì accanto alla chiesa un ampio caseggiato, che era dotato di "canove" (cantine e tinaie). La costruzione della chiesa di S. Maria e il trasferimento della dimora dei sacerdoti dal fondovalle al luogo dove risiedono tuttora furono decisi probabilmente per motivi di sicurezza. Nel fondovalle, sia la chiesa che la canonica si trovavano esposte alle  scorrerie  dei  Milanesi, che si spingevano fino lassù  distruggendo e uccidendo. Per questo si decise di edificare la nuova chiesa e la nuova canonica in una località che fosse protetta dal vicino castello di Roccascissa e che contemporaneamente permettesse ai sacerdoti di avere continuamente a portata d'occhio la chiesa di S. Pietro. La canonica subì varie trasformazioni nel corso dei secoli. Della costruzione originaria non rimane molto: probabilmente l'arco, che si può osservare nell'atrio  di accesso alla torre campanaria,  è uno degli elementi più antichi. Risale probabilmente al 1452, quando fu affrescato il primo stemma appartenente alla famiglia Castiglioni, raffigurante un leone rampante, che si nota a destra della porta di ingresso all'appartamento dell'arciprete. Nei primi anni del 1700 l'arciprete Bernardo Piazzi di Ponte si fece promotore del rinnovamento della chiesa: diede inizio alla costruzione del nuovo campanile, restaurò e ampliò la casa arcipretale, portò a termine lavori già iniziati alcuni decenni prima (lavori di ordinaria manutenzione furono eseguiti col trascorrere degli anni, via via che si resero necessari). Lavori di riattamento più radicali sono di epoca recente. Durante l'ultimo cinquantennio la dimora arcipretale subì modifiche nella disposizione dei vani tendenti a renderla più funzionale. Estratto dalla "Ricerca monografica svolta dalla classe 3° Sez. D" - Scuola Media Statale "C.Valorsa" di Berbenno di Valtellina (SO) - Anno Scolastico 1977-78 IL LAVORO AL TETTO DELLA CHIESA DI BERBENNO - ANNO 2017 La lettera corredata da foto a conclusione dei lavori alla chiesa B.V. Assunta. E' possibile capire come era la chiesa parrocchiale prima e dopo la ristrutturazione.